In occasione di Open House Roma 2026, abbiamo aperto per la prima volta al pubblico le porte del Villino Ferrero: uno straordinario edificio del 1912 che ospita due appartamenti privati e la sede di Amnios Architettura, e che negli ultimi anni è stato al centro di un lungo e appassionante lavoro di restauro e ristrutturazione.
Il tour guidato non è stato solo la presentazione di un progetto. È stato un tentativo di portare le persone dentro il mestiere dell’architetto: raccontare cosa succede davvero dietro le quinte di un intervento, quale pensiero lo guida, quale valore – non solo estetico – può portare a un immobile e soprattutto a chi lo abita.
Il Villino Ferrero: un caso straordinario
Ogni progetto è unico. Ha la sua storia, le sue peculiarità, il suo contesto, le sue condizioni di partenza. Tutti elementi che confluiscono in un concept, un’idea capace di guidare ogni decisione progettuale dall’inizio alla fine.
In questo caso, il filo conduttore è stato uno: ridare valore alla preesistenza storica — di grande interesse architettonico — e allo stesso tempo adeguarla alle esigenze del presente. Una danza delicata tra passato e presente, che ha guidato ogni gesto dal piano terra al torrino.
Il Villino Ferrero è un esempio romano raro di questa tipologia edilizia nata a inizio ‘900. Porta la firma di Arnaldo Foschini, grande architetto romano del Novecento, qui ancora giovane alle prese con un edificio residenziale impregnato del linguaggio Liberty – un movimento che in Italia non ha trovato larghissima diffusione, il che rende questo villino ancora più speciale. Vetrate decorative, motivi sinuosi in ferro battuto, bassorilievi floreali in facciata: ogni elemento riecheggia l’influenza dell’Art Nouveau. In più, l’edificio è una delle prime sperimentazioni romane del calcestruzzo armato. Per tutto questo è tutelato come “opera di rilevante interesse architettonico” nella Carta della Qualità del PRG.
Prima dei lavori, questo patrimonio versava in uno stato di fatiscenza. Non era stato infatti interessato da alcuna ristrutturazione significativa negli ultimi cento anni – solo piccoli interventi che, anzi, avevano spesso soffocato la preesistenza.
Il nostro compito era duplice: adeguare il villino al presente e riportare alla luce tutto il fascino storico, anche laddove si era perduto.
Le scoperte di cantiere
Oltre agli elementi di pregio già visibili – pavimentazioni, infissi storici, bassorilievi, vetrate decorate – il cantiere ha riservato sorprese straordinarie. Cementine artigianali nascoste sotto pavimentazioni in cotto. Intere pareti dipinte sepolte dalla carta da parati. Una capriata lignea originale celata da un controsoffitto.
Pareti dipinte nascoste sotto strati di carta da parati riportate alla luce nel restauro di Casa Liberty
Capriata lignea di inizio 1900 riportata alla luce nel restauro dell’odierna sede di Amnios Architettura
Ogni scoperta ha richiesto un intervento minuzioso e certosino. Le pavimentazioni sono state restaurate pezzo per pezzo: dove la disposizione interna è cambiata, ogni graniglia era stata catalogata a inizio lavori, e la pavimentazione è stata ricucita formando disegni coerenti con la nuova geometria. Le pareti dipinte sono state restaurate ricostruendo le lacune, lasciando però sempre leggibile il confine tra antico e intervento contemporaneo. Gli infissi originari hanno trovato nuova vita: le porte storiche sono state riutilizzate una ad una per accedere ad ogni stanza, mentre i vecchi serramenti esterni – sostituiti per ragioni di isolamento termico – sono diventati le nuove porte scorrevoli che filtrano gli spazi delle zone giorno. La facciata è stata restaurata chirurgicamente: distacchi e crepe consolidati con perni e iniezioni, e tutto l’intonaco riattaccato al supporto murario con infinite iniezioni puntuali.
Su tutto questo si è poi innestato il progetto contemporaneo, con un atteggiamento rispettoso e sommesso, sempre orientato al dialogo con la preesistenza, mai alla sovrapposizione.
Cosa guida un progetto (secondo Amnios Architettura)
L’intervento sul Villino Ferrero è cucito su misura di questo contesto straordinario. Ma i principi che lo hanno guidato sono applicabili a qualsiasi progetto. Eccoli.
Essenzialità
“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere.” — Bruno Munari
In ogni progetto, la sfida vera non è aggiungere. È togliere. Eliminare il superfluo per arrivare all’essenza. L’atto della sottrazione è quasi un dovere morale dell’architetto: porta a un risparmio di risorse – budget, spazio, tempo – e soprattutto porta ambienti capaci di respirare, riempiti solo di ciò che è necessario e abitati dal vuoto.
Nel Villino Ferrero, questo sforzo è leggibile ovunque. Il progetto contemporaneo si limita a ciò che è necessario per garantire comfort e fruibilità. Gli arredi – tutti disegnati su misura – si attestano silenziosamente sul perimetro delle stanze come stringhe continue, liberando spazio fisico, mentale e simbolico. Il vuoto non è assenza: è spazio da abitare.
Essenzialità e comfort regnano nelle zone giorno di Casa Minimal
Lusso dell'invisibile
Quando si dice “lusso” riferito agli spazi domestici, si immagina subito sfarzo, materiali preziosi, ostentazione.
Per noi il lusso è altro. È comfort. È tutto ciò che permette di vivere bene uno spazio, fisicamente, mentalmente ed emotivamente – al di là della sola dimensione estetica.
È la qualità dei materiali: l’intonachino di argilla che riveste tutti gli interni del Villino, le pitture a calce dei soffitti, l’isolamento termo-acustico in fibra di legno. Tutti materiali naturali che contribuiscono alla qualità dell’aria indoor. È la progettazione integrata dell’impianto termico, acustico e illuminotecnico – aspetti che pesano enormemente sulla qualità della vita quotidiana ma che quasi non si vedono, ma si percepiscono.
Nel piano terra del Villino – come spesso accade per i piani terra – si partiva da condizioni difficili: alta umidità, presenza di gas radon, scarsa illuminazione e ventilazione. Sono stati realizzati interventi importanti per eliminare queste criticità: impianto di ventilazione meccanica controllata, ampliamento delle finestre in porte-finestre per aumentare luce e aria naturale, e un guadagno di continuità con gli spazi esterni. Tutto invisibile, tutto determinante.
Rivestimento in intonachino di argilla in Casa Minimal o in grassello di calce in Casa Giardino
Valorizzazione immobiliare
Ogni immobile è un bene di valore. Ogni intervento è una spesa. Tenuti insieme questi due concetti, un progetto di architettura dovrebbe sempre tradursi in un valore aggiunto -anche economico.
Nel Villino Ferrero, molti degli interventi di adeguamento hanno avuto questa doppia valenza. L’ascensore esterno, ad esempio: una soluzione di praticità quotidiana e abbattimento delle barriere architettoniche che, insieme, ha valorizzato significativamente i piani più alti dell’edificio.
E poi lo studio all’ultimo piano: qui la capriata storica, riportata alla luce eliminando il controsoffitto, ha reso possibile la creazione di un ambiente a tutto altezza di grande impatto. A questo si è poi aggiunto un nuovo soppalco, che ha portato valore spaziale, funzionale ed economico insieme – 20 mq aggiuntivi a Roma, ottenuti attraverso una lettura sapiente della normativa, hanno un peso reale.
Nuovo soppalco abitabile aggiunto all’ultimo piano del villino per la sede di Amnios Architettura
Sartorialità
È forse il principio che più ci appartiene: concepire ogni progetto come un abito cucito su misura – sul contesto di partenza e su chi lo abiterà.
Ogni luogo su cui si lavora è un caso diverso, con le sue caratteristiche intrinseche, i suoi vincoli, le sue potenzialità. Ogni persona che lo abiterà è un caso diverso, con le sue inclinazioni, abitudini, bisogni, desideri. Un progetto che non parta da un ascolto profondo di entrambi non è un progetto: è una soluzione generica applicata a un contesto specifico.
Sul Villino Ferrero ogni gesto è cucito su questa preesistenza straordinaria. Gli arredi sono stati disegnati specificamente per questi ambienti – e sono tutti sollevati da terra, per non interrompere mai visivamente le meravigliose pavimentazioni storiche. Ogni scelta è nata da un ascolto continuo di ciò che c’era e di ciò che meritava di restare.
E così come tutto si cuce sul luogo, tutto si cuce sulle persone. Ogni piano riflette le inclinazioni di chi lo abita: chi ama cucinare, chi ama la musica, chi preferisce ritirarsi nel proprio nido privato. I pesi degli ambienti sono calibrati su di loro.
Lo studio all’ultimo piano è forse l’esempio più estremo di questa logica: il grande soppalco non è solo piano di calpestio, ma sistema integrato di arredo, scrivanie, alimentazione elettrica e accessori ergonomici – pensato in ogni dettaglio per chi lì lavora ogni giorno.
Arredi cuciti sartorialmente sul contesto storico di Casa Liberty
Progettare è arrivare a una soluzione
Il caso del Villino Ferrero è unico nel suo genere. Come lo è ogni progetto.
Ma ci insegna qualcosa di universale: progettare è mettere insieme infiniti elementi – normativa, esigenze, comfort, impianti, preesistenza, desideri – e ricondurli a una soluzione. In chimica, una soluzione è un miscuglio omogeneo di sostanze diverse. Un progetto di architettura è esattamente questo: un risultato omogeneo di ingredienti eterogenei, ben amalgamati.
È questo il valore di un architetto. Non decorare. Non aggiungere. Ascoltare, sintetizzare, e trovare la soluzione giusta per quell’immobile, per quelle persone, in quel momento.